CASO DICIOTTI, SALVINI: PROMESSE ACCOGLIENZA PAESI UE NON MANTENUTE

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Foto IPP/Al Photo San Luca 15/08/2018 nella foto: matteo Salvini ministro degli interni Italy Photo Press - World Copyright

Roma, 21 ago. (askanews) – Niente sbarco finché non ci sarà certezza che i migranti andranno altrove: il ministro dell’Interno Matteo Salvini difende la sua linea sul caso della nave della guardia costiera italiana Diciotti ormeggiata a Catania con 177 migranti a bordo; e ricorda le promesse non mantenute rispetto ai 450 migranti sbarcati a luglio: solo la Francia ne ha accolti 50, quindi “prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei”. “Cronache dall’Europa che non c’è”, premette Salvini, spiegando: “A proposito dei 450 immigrati sbarcati a luglio a Pozzallo – e che dovevano essere ripartiti tra gli altri paesi europei – solo la Francia ha mantenuto l’impegno, accogliendone 47 sui 50 promessi (tre cittadini stranieri sono ricoverati in ospedali e in attesa di trasferimento). La Germania aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. Il Portogallo aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. La Spagna aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero. L’Irlanda aveva accettato di accoglierne 20: ne ha presi zero. Malta aveva accettato di accoglierne 50: ne ha presi zero”.

“Sostanzialmente – sottolinea Salvini – tutti cercano di guadagnare tempo. Imponendo all’Italia i costi per i trasferimenti (500 euro a persona). In tutto questo, siamo in attesa di capire se l’Europa – così solerte nel sanzionare e bacchettare il nostro Paese – si degnerà di aprire un’inchiesta nei confronti de La Valletta, dopo i racconti di alcuni immigrati trasportati a Lampedusa e che hanno raccontato di essere stati intercettati dai maltesi, indirizzati e accompagnati verso l’Italia e poi abbandonati in mezzo al mare e in condizioni di pericolo”.

Quindi, conclude il titolare del Viminale: “Prima di chiedere lo sbarco dalla Diciotti, forse sarebbe meglio alzare il telefono e chiedere spiegazioni a Bruxelles e agli altri governi europei”.