E DOPO LE MAGLIETTE ROSSE, INDOVINA UN PO? È LA VOLTA DEL “DIGIUNO A STAFFETTA”

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Digiuno a staffetta, magari in maglietta rossa. L’iniziativa è prevista per martedì 10 giugno, quando “uomini e donne di buona volontà” si raduneranno prima in piazza San Pietro e poi a davanti a Montecitorio.

Il fine è quello di manifestare contro le politiche migratorie dell’esecutivo presieduto dal professor Giuseppe Conte. Il nome di Matteo Salvini non figura nel comunicato stampa. Ma il riferimento al ministro dell’Interno appare più che implicito. Gli organizzatori, nell’annunciare l’ennesima opera di sensibilizzazione in materia d’accoglienza dei migranti, hanno scelto di citare Papa Bergoglio, il quale ha da poco ribadito la posizione ufficiale della Santa Sede celebrando una messa ad hoc per dire “no” alle “chiusure” e “sì” alla “solidarietà”.

Una visione richiamata più volte da tutti gli ecclesiastici che in questi giorni stanno prendendo parte al dibattito sul tema. Il cardinale Montenegro, che è tra questi, si è spinto a dire che è Gesù a presentarsi dinanzi a noi migrando tramite un barcone.

“Avete mai pianto – hanno scritto i promotori dell’appello riportando un virgolettato del pontefice argentino – quando avete visto affondare un barcone di migranti?”. “Così – hanno continuato – Papa Francesco ci interpellava durante la Messa da lui celebrata a Lampedusa per le 33.000 vittime accertate perite nel Mediterraneo per le politiche restrittive della ‘Fortezza Europa’”. Poi il richiamo al cardinal Ravasi, che durante il “caso Aquarius” aveva citato il Vangelo su Twitter: “Ero straniero e non mi avete accolto”.

I sostenitori dell’appello sono tutti uomini di Chiesa: padre Alex Zanotelli, che ha firmato – così come si legge – a nome dei Missionari Comboniani, Mons. Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, don Alessandro Santoro, che ha sottoscritto per conto della Comunità delle Piagge di Firenze, Suor Rita Giaretta, dela Casa Ruth di Caserta, Padre Giorgio Ghezzi e il Sacro Convento di Assisi. L’invito è chiaramente esteso anche ai laici.

L’Italia – viene sottolineato – ha optato per una politica della chiusura. Questo “rifiuto” sarebbe divenuto ancor più evidente – hanno sostenuto – nell’ultimo Consiglio europeo “dove i capi di governo hanno deciso una politica di non accoglienza”. Il Belpaese – questo sembra essere il punto più contestato dai sottoscrittori – ha deciso di “non accogliere, di chiudere i porti alle navi delle ONG” e di affidare “tale compito alla Guardia Costiera libica, che se salverà i migranti, li riporterà nell’inferno che è la Libia”. Quindi il richiamo al parere della Commissione Europea, che aveva ammonito: “Non riportate i profughi in Libia, lì ci sono condizioni inumane”. Il cambio di passo sull’accoglienza è ritenuto inaccettabile e irricevibile.

Un digiuno come “piccolo segno visibile” di contrarietà a quanto messo in campo dalle istituzioni politiche italiane. “Il digiuno che voglio – concludono i sottoscrittori dell’appello citando il profeta Isaia – non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?”. Dopo le “magliette rosse alla riscossa”, è il turno del “diguno a staffetta” degli ecclesiastici.

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