FILIPPO FACCI, PERCHÉ CON SALVINI ALL’INTERNO I CLANDESTINI SI PREPARINO A LASCIARE SUBITO L’ ITALIA

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C’ è un Salvini che annuncia – di sicuro – ma c’ è anche un Salvini che fa. Allo stesso modo, nel governo, c’ è un libro dei sogni – di sicuro – ma c’ è anche un libro già scritto, già letto, con leggi già esistenti che basterebbe riuscire ad applicare: è il caso delle norme che prevedono un rimpatrio per i clandestini presenti sul territorio. Per quelli non serve un potere legislativo, basterebbe quello esecutivo. Ecco, tutto si può dire tranne che il neo ministro dell’ Interno non si stia muovendo in questa direzione. In estrema sintesi, infatti, le notizie parrebbero le seguenti: 1) Salvini aveva detto che l’ Italia si sarebbe opposta alla riforma di Dublino sui migranti, discussa nei giorni scorsi: è non solo così è stato, ma meglio non poteva andargli.

Già il governo Gentiloni aveva espresso dubbi su un documento considerato penalizzante, ma ora l’ Italia è riuscita a portarsi dietro i paesi più importanti (Germania compresa) con tanto di invito a nozze da parte del Belgio, che ha esortato il nostro Paese a «smettere di accettare imbarcazioni di migranti» e quindi di smetterla «di incitare al traffico e di lasciare arricchirsi le mafie… l’ Italia è obbligata a salvare i migranti in mare e deve accoglierli senza poterli rimpatriare in Libia o altrove, ma dobbiamo poter respingere le imbarcazioni e dobbiamo trovare un modo per aggirare l’ articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’ uomo»: che è quella che, con altra giurisprudenza europea, in passato ha impedito corpose espulsioni. Si diceva: un invito a nozze.

2) Salvini ha pure detto che già nel fine settimana vorrebbe incontrare il suo omologo della Tunisia (cioè il ministro degli interni) perché vuole capire come mai da quel Paese, privo di dittature e di guerre, partano così tante persone verso l’ Italia (la Tunisia è al primo posto per clandestini).

TUTTO CONFERMATO
3) Salvini ha pure detto che, rispetto al resto d’ Europa, più della metà dei detenuti tunisini si trova in Italia: e secondo i primi fact-checking, fatti da diversi mass media, pare che abbia ragione lui, anche se non è detto che si trovino nelle carceri italiane in quanto, più che spacciatori, in Tunisia figuravano come consumatori.
4) Salvini ha ancora detto che farà dei centri per i rimpatri «chiusi, affinché la gente non vada a spasso per le città». Si era detto e letto che le varie regioni avrebbero potuto opporsi, ma lo stesso Salvini ha dichiarato di aver già parlato perlomeno «con tutti i governatori leghisti, che non vedono l’ ora di avere centri chiusi».
5) La tv di Dubai Al Arabiya ha sostenuto che il nuovo governo italiano sta preparando una campagna per espellere gli irregolari già nelle prossime settimane, con la Tunisia in particolare nel mirino.

EFFETTO IMMEDIATO
Vero o meno che sia, il paese africano più vicino all’ Italia, nel mirino, già ci si sente: il portavoce del ministero dell’ Interno (quello che Salvini dovrebbe incontrare nel weekend) ha sentito il bisogno di precisare che negli ultimi due anni le isole tunisine di Kerkennah sono diventate una base di partenza per l’ Europa a causa di «un vuoto di sicurezza» dovuto a disordini che hanno scosso l’ arcipelago nel 2016: quando i migranti vengono arrestati nel tentativo di partire per l’ Italia, oltretutto, vengono perlopiù rilasciati dai tribunali, ha detto. Se abbiamo citato «il portavoce» del ministro dell’ Interno tunisino, prima è perché il ministro vero e proprio è stato destituito proprio ieri, dopo il naufragio dello scorso weekend costato la vita ad almeno 66 migranti.

Ora la delega pro-tempore è affidata al ministro della Giustizia, ma il problema andrà risolto anche perché il Parlamento di Tunisi sta discutendo appunto delle possibili iniziative italiane dei prossimi tempi. Forse, se si agitano loro, vuol dire che hanno capito che qualcosa di serio si muove davvero. Anche perché i clandestini tunisini, in Italia, sono almeno 40mila ed è ormai provato che non sono tutti degli angioletti. Negli ultimi anni, in Tunisia, sono stati fatti vari indulti soprattutto per chi era finito in carcere per consumo e spaccio di droga. Molti hanno sicuramente cercato futuro in Italia, anche se gli indulti, di per loro, non spiegano tutto il fenomeno migratorio nel suo insieme. Di fatto, però, secondo i dati del ministero dell’ Interno, nel 2017 i tunisini arrivati via mare sono stati 6.092 ed erano l’ ottava nazionalità per numero, mentre nei primi mesi del 2018 sono stati 2.889 e sono la prima nazionalità per numero. Questo dipende dalla chiusura quasi completa della rotta libica (ottenuta dal governo Gentiloni nel corso del 2017) da cui passavano soprattutto migranti dell’ Africa sub-sahariana e cioè gente dalla Nigeria, Guinea, Costa d’ Avorio eccetera. I tunisini sono rimasti costanti. Ora, per dirla male, c’ è da finire il lavoro.

di Filippo Facci – Libero