I PREDICATORI DELL’ODIO IN UE

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Foto Spada - LaPresse 20 -11-2015 Brescia (Italia) Cronaca Reportage alla Moschea del Centro Culturale islamico di Brescia durante il venerdi di preghiera a una settimana dagli attentati di Parigi Nella foto : un momento della preghiera Photo Spada - LaPresse 20-11- 2015 Brescia (Italy) Report Report to the Mosque of the Islamic Cultural Center of Brescia during the Friday prayer a week later the Paris's attack In the pic: a moment of prayer

Due settimane fa un rapporto pubblicato dall’Istituto Montaigne, diretto dal sociologo franco-tunisino e consigliere dell’Eliseo, Hakim el Karoui, forniva un quadro preoccupante sulla crescita dell’islamismo radicale di stampo salafita in Francia. Secondo la ricerca i seguaci del salafismo sarebbero oggi circa 50mila e con una crescita che dagli anni Novanta a oggi è salita del 900%.

Un salafismo che punta a separare i propri adepti dalla società occidentale con lo scopo di fondarne una nuova che si basi sulla rigida applicazione della sharia e un ruolo fondamentale per la “causa” è svolto dai predicatori radicali che divulgano l’ideologia dello scontro tramite internet (Facebook, Twitter, YouTube, forum islamisti ecc). Delle vere e proprie “stelle dei media” in grado di raggiungere virtualmente i propri seguaci ovunque essi si trovino.

Se una volta i predicatori erano delle “star televisive” che trovavano ampio spazio sulle emittenti arabe che raggiungevano l’Occidente soltanto tramite parabolica, con l’arrivo di internet la loro ideologia si è espansa a macchia d’olio e con una facilità estrema a livello globale.

I predicatori arabofoni

Il problema non riguarda soltanto la Francia visto che la propaganda divulgata dai predicatori radicali islamisti è attiva da anni anche negli altri Paesi europei tra cui l’Italia, non soltanto via web ma anche con inviti presso vari centri islamici in territorio italiano.

L’ultimo caso è quello del predicatore franco-tunisino Bechir Ben Hassen, seguito da oltre 34mila persone sui social e ospite della comunità islamica di Trento lo scorso 14 settembre. Ben Hassen, è celebre per aver dichiarato che “tutti coloro che criticano il nostro profeta meritano la morte per impiccagione” e per un mandato di arresto internazionale emesso contro di lui nel giugno 2012 dalla corte di Créteil, in Francia, per essersi rifiutato di concedere la custodia dei suoi quattro figli alla ex-moglie.

Durante il Ramadan milanese del 2013 invece il Caim invitava a condurre la preghiera l’imam palestinese Riyadh al-Bustanji, noto per aver elogiato il martirio dei bambini e per aver affermato di aver portato sua figlia a Gaza per imparare dalle donne palestinesi come si allevano i figli al jihad e al martirio.

Nel 2014 Islamic Relief Italia invitava alla “Notte della speranza” il predicatore Eid al-Qarni che dieci anni prima dalle antenne di IqraTv, dopo la morte del leader di Hamas ‘Abd al-‘Aziz al-Rantissi, proclamava: “È stato ucciso dai fratelli delle scimmie e dei maiali, dagli uccisori dei Profeti. Egli ha compiuto il suo dovere, mentre noi musulmani non siamo serviti a nulla, non abbiamo arrecato alcun danno agli ebrei, la gente oggi protesta verbalmente in televisione oppure organizza manifestazioni. A che cosa serve tutto questo? Prego Allah che faccia cadere i nemici nelle loro stesse trappole, che distrugga gli ebrei e chi li aiuta tra i cristiani e i comunisti e che li trasformi nel bottino di guerra (ghanima) dei musulmani. Ben venga il jihad, il sacrificio e la resistenza contro gli occupanti in Iraq […] le gole devono essere tagliate, i crani infranti e questa è la via verso la vittoria”.

Altro invito di rilievo da parte di Islamic Relief e da parte dell’Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose è quello nei confronti di Tareq Suwaidan, legato ad ambienti della Fratellanza musulmana del Kuwait che tra le varie esternazioni fatte vi è la seguente: “Noi non abbiamo problemi con la morte, siamo diversi dagli israeliani. […] Tutte le madri della umma – non solo quelle palestinesi – dovrebbero allattare i propri figli con l’odio verso i figli di Sion. Li odiamo, sono i nostri nemici. Dobbiamo instillare questo nei cuori dei nostri figli sino a che sorgerà una nuova generazione che li cancellerà dalla terra. […] Ciascuno di noi uscendo da questa sala dovrà pensare a un piano su come cancellare Israele”.

Nel 2014 Tareq Swaiden veniva inserito in una black list e gli veniva vietato l’ingresso in area Shenghen.

Altro predicatore di rilievo del panorama salafita è Mohammad al-Arifi, noto per le sue esternazioni a favore del jihad e contro gli sciiti; nel luglio del 2013 al-Arifi veniva arrestato dalle autorità saudite per aver incitato alla rivolta contro Abdelfattah al-Sisi in seguito alla caduta dell’ex presidente islamista egiziano Mohamed Morsi. Il predicatore veniva rilasciato solo dopo aver firmato una dichiarazione nella quale si impegnava a non interferire nelle questioni interne egiziane. Nel 2016 il governo algerino lo inseriva in una black list e gli vietava l’ingresso nel Paese con l’accusa di essere un elemento radicale e sostenitore della branca qaedista siriana Jabhat al Nusra.

Il soggetto che ha però mantenuto il ruolo di “re dei predicatori” per anni è l’egiziano Yusuf Qaradawi, guida spirituale dei Fratelli Musulmani e punto di riferimento anche per quella zona grigia che si muove tra l’ideologia “ikhwanita” e quella salafita. Dagli schermi dell’emittente televisiva qatariota al-Jazeera il predicatore ha pontificato per anni contro la separazione tra politica e religione, contro l’adattamento della Sharia ai mutamenti della vita umana (la Sharia non deve cambiare) e durante il conflitto siriano ha invocato il jihad contro Assad, Teheran e Mosca.

I Balcani

Il problema della divulgazione dell’ideologia islamista radicale in Europa non riguarda però soltanto i predicatori arabofoni; infatti, seppur di minor portata a livello internazionale, ci sono alcuni predicatori balcanici che negli anni sono riusciti a raggiungere, grazie a internet, la vasta diaspora balcanica residente in Europa. Il più noto di tutti è Bilal Bosnicche nella fase precedente al suo arresto nell’estate del 2014 era attivo non soltanto su programmi televisivi diffusi sul web ma anche con veri e propri tour europei che lo hanno portato in Svizzera, Belgio, Olanda, Austria e anche in Italia (a Pordenone, Cremona, Bergamo e Siena). Bosnic veniva accusato di propaganda e reclutamento per l’Isis; in Italia la sua rete riusciva a reclutare tre balcanici residenti nel nord-est, uno dei quali deceduto in Siria durante i combattimenti.

Altro predicatore molto seguito sia nei Balcani che dalla diaspora in Europa è Rexhep Memishi, arrestato a fine marzo 2016 dalle autorità di Skopje e condannato a sette anni di carcere per reclutamento dedito al terrorismo e partecipazione a gruppi paramilitari di stampo islamista. I riferimenti a Memishi sono molto frequenti nell’hummus islamista radicale albanese che gravita tra Kosovo e Macedonia ma anche nella diaspora in Europa.

Un ulteriore esponente della propaganda radicale che corre anche in rete è Zekirja Qazimi, imam attivo a Gjilan e Kaçanik, noto per essere stato l’insegnante di Lavdrim Muhaxheri e Ridvan Haqifi, esponenti di spicco del jihadismo kosovaro in Siria. Qazimi veniva condannato nel maggio 2016 a 10 anni di reclusione da un tribunale di Pristina con l’accusa di aver reclutato combattenti andati ad ingrossare le fila dello Stato islamico (Isis) e di Jabhat al Nusra.

Bisogna inoltre tener presente che il contesto di predicazione dei Balcani e quello dei Paesi del Golfo sono tra loro collegati visto che diversi noti predicatori radicali balcanici di stampo salafita si sono recati nelle madrasse arabe per apprenderne la dottrina. Un esempio è quello del sopra citato Rexhep Memishi, allievo di Shukri Aliu (anch’egli cittadino macedone di etnia albanese, figura di spicco dell’estremismo islamico kosovaro ed ex miliziano dell’Uçk), che nel 2000 veniva espulso dall’Arabia Saudita, dove studiava teologia. La motivazione è la medesima con la quale veniva espulso anni prima il suo “maestro” (Aliu): deriva radicale di matrice takfirista, che metteva a rischio l’ordine pubblico del regno degli al-Saud.

Vi sono poi Jusuf Barcic e Fadil Porca, i “padri” del salafismo bosniaco, entrambi ex studenti in madrasse saudite (con tanto di borsa di studio) che al rientro nei Balcani hanno fondato quel filone radicale che ha successivamente generato predicatori come Nusret Imamovic (propagandista e reclutatore per Jabhat al Nusra poi recatosi in Siria per unirsi al jihad) e Bilal Bosnic.

Insomma, la lunga mano della propaganda islamista radicale viaggia sui grandi schermi e sul web grazie all’operato di predicatori che sono diventati delle vere e proprie stelle mediatiche del salafismo internazionale. Una propaganda che mira ad influenzare i propri seguaci in Europa per spingerli verso una separazione e una contrapposizione socio-culturale nei confronti della società ospitante. In certi casi vi è poi un chiaro riferimento al jihad nel quale alcuni di essi sono anche stati coinvolti.

L’articolo I predicatori dell’odio in Ue proviene da Gli occhi della guerra.