I TERRORISTI ARRESTATI ERANO “NUOVI ITALIANI”: ECCO PERCHÉ LO IUS SOLI È UNA FOLLIA

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el giro di due giorni abbiamo assistito all’arresto, su suolo italiano, di due islamisti su cui grava l’accusa di affiliazione all’Isis. I due sono stati dunque fermati per sospetta attività terroristica. Il primo, un 58enne residente a Foggia, indottrinava i bambini della sua associazione culturale islamicamostrando loro video di sgozzamenti degli infedeli ed esortandoli alla jihad, ossia al martirio in nome di Allah. Il secondo, El Mahdi Halili, è invece un 23enne di Torino, autore del primo documento pro-Isis redatto in italiano. Era stato già definito per questo come l’«ideologo dell’Isis in Italia». I due, però, non hanno in comune solo la loro fede fondamentalista e la simpatia per il Califfato, ma anche la cittadinanza italiana. L’indottrinatore di Foggia, essendo sposato con una donna italiana, ha infatti potuto ricevere il nostro passaporto, mentre El Mahdi Halili è un marocchino nato in Piemonte che ha potuto giovare della naturalizzazione.

In sostanza, i due jihadisti sono dei cosiddetti «nuovi italiani». Non è una novità: anche altri terroristi che hanno compiuto attentati in Europa – pensiamo solo al macellaio del Bataclan – sono «nuovi europei». Questo vuol dire solo una cosa: l’utopia multiculturalista e la favoletta dell’integrazione sono fallite. Questo perché, di indizi per fare una prova, ne abbiamo avuti pure troppi. È giunto dunque il momento di trarre dalle premesse (spesso i terroristi sono immigrati di seconda o terza generazione) le dovute conclusioni. E cioè che lo ius soli non è affatto una «battaglia di civiltà», come ce la dipingono i Saviano e le Boldrini di turno, bensì una proposta demagogica e suicida.

Ci siamo infatti sin troppo a lungo crogiolati nell’idea che questo fosse un problema esclusivo di Paesi con un più lungo passato colonialecome Francia, Regno Unito e Belgio. Ora questa distinzione non ha più senso, perché l’immigrazione di massa degli ultimi anni ha alzato notevolmente anche in Italia il pericolo di importare terroristi e persone che nutrono un rancore atavico nei confronti degli europei. Questo non è un indegno xenofobo a dirlo, bensì il ministro dell’Interno in persona. Esatto, lo stesso Minniti che fino a poco tempo fa invocava con forza lo ius soli. Queste le sue dichiarazioni rilasciate alla Stampa in seguito ai due recenti arresti: «Mai l’allarme di jihad è stato così alto nel nostro Paese. Il quadro della minaccia di Isis rimane radicalmente immutato. Anzi, la caduta di Raqqa e Mosul, se da una parte fa venir meno l’elemento “territoriale” del Califfato, dall’altro aumenta la pericolosità dell’altra componente, quella terroristica. Lo Stato islamico è stato capace di arruolare 25-30 mila foreign fighters da circa 100 Paesi diversi. La più importante legione straniera che la storia moderna ricordi. Molti sono morti, ma i sopravvissuti stanno cercando rifugio altrove. Anche qui in Europa».

Il dibattito sullo ius soli, in effetti, è stato finora affrontato in maniera sbagliata sia a destra che a sinistra. Per quest’ultima, com’è noto, si tratta di una fissa ideologica e messianica: dobbiamo avere una società meticcia, dobbiamo essere tutti uguali, gli immigrati ci pagheranno le pensioni e ci guariranno dal nostro declino demografico. Ovviamente, tale ideologia auto-razzista ed «etnofoba» non è sostenuta facendo ricorso ad argomenti razionali e scientifici, ma semplicemente giocando su un livello empaticoRepubblica non perde infatti occasione per strumentalizzare i bambini immigrati, ben istruiti a richiedere lo ius soli con occhi da cerbiatto che guardano nella telecamera. È questo il livello più «alto» della narrazione globalista e sinistroide.

Per la destra liberale e moderata, invece, si è sempre trattato di una mera questione di legalità e ordine pubblico: se un immigrato paga le tasse e non delinque, va tutto bene e può diventare italiano al termine del «normale» processo di integrazione. Il problema è che molti dei terroristi succitati erano perfettamente integrati e non vivevano particolari situazioni di disagio sociale. In altre parole, la questione non è legalitaria o burocratica, ma squisitamente etnica: trapiantare masse di disperati in una nazione con una cultura assai differente, infatti, può spesso generare forme di rigetto della cultura ospitante e fenomeni di riemersione violenta dell’identità etnica repressa. La cosiddetta «radicalizzazione», per esempio, esiste proprio perché molti immigrati, privati delle loro radici, tentano di recuperarle in maniera artificiale e in forme parossistiche (lo jihadismo integralista del Califfato, per esempio). Lo tengano bene a mente gli apprendisti stregoni dello ius solie del meticciato universale.

Valerio Benedetti – Il Primato Nazionale