IMMIGRATI, STRETTA SUI PERMESSI UMANITARI. IL VIMINALE: “GIÀ CALATI DEL 30%”

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Dal Viminale giro di vite sui permessi umanitari. Ecco il piano di Salvini per rimpatriare gli immigrati. Molteni: “Chi non è un rifugiato va espulso”

Scrive Il Giornale:

L’impianto del decreto a cui sta lavorando Matteo Salvini viaggia su due binari paralleli: da una parta i tagli all’integrazione, dall’altro un maggiore investimento in sicurezza e rimpatri degli immigrati.

Le misure saranno discusse in Consiglio dei ministri entro la prossima settimana, ma nei giorni scorsi ilGiornale.it ne ha già anticipato ampiamente il contenuto. Tra le novit più importanti c’è l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari”, una forma di protezione che è stata largamente abusata in questi anni per dare un documento ai richiedenti asilo. “Prima della circolare di Salvini – spiega il sottosegretario agli Interni, Nicola Molteni, in una intervista al Messaggero – questo tipo di permessi erano il 28 per cento, adesso sono scesi al 19. Era diventato uno strumento diffuso per concedere di rimanere nel nostro Paese”.

Per eliminare i permessi umanitari, che solo l’Italia concede in Europa, il decreto Salvini introduce “una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare”. Lo schema del decreto (composto da 15 articoli) infatti “elimina la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza dei ‘gravi motivi di carattere umanitario’ e dei ‘seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano'”. Sistemato questa stortura, dal Viminale fanno sapere che resta comunque il nodo dei rimpatri. A fronte di 22.501 clandestini, nel 2018, i rimpatri sono stati 4.269 e soltanto 1.139 immigrati sono stati riammessi nei Paesi di provenienza. “Chi non è un rifugiato va espulso – spiega Molteni al Messaggero – chi non vuole entrare in un percorso di protezione è destinato ai Cpr (centri di permanenza per il rimpatrio). Il fatto che siriani ed eritrei non vogliano restare sul nostro territorio è noto ed è uno dei motivi per i quali bisogna condividere la gestione con l’Europa.

Stando ai dati del Viminale, l’Italia è il Paese che rimpatria meno. Alla base del problema c’è, ancora una volta, l’Unione europea che, come ha invece fatto con la Turchia, avrebbe dovuto sottoscrivere accordi con i Paesi terzi. “Il nostro paese rimpatria 5/6mila persone l’anno – spiega ancora Molteni – questa è la grande sfida di Salvini: accelerare i tempi del rimpatrio. Intanto con il decreto riportiamo a 180 giorni (rispetto ai 90 attuali, ndr) il periodo di trattenimento nei Cpr, che sono uno strumento fondamentale per ottenere informazioni dai paesi d’origine e avviare le procedure di rimpatrio”. L’unico Paese con cui l’Italia ha sottoscritto un accordo serio è la Tunisia dove vengono rimpatriati 80 immigrati a settimana. “Oggi ci sono solo sei cpr per 880 posti – conclude – ne apriremo altri quattro: a Modena, Milano, Gradisca d’ Isonzo e Nuoro”.