LA PAGLIACCIATA DEI PRO-IMMIGRATI. S’INCATENANO IN FAVORE DEGLI SBARCHI

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La protesta degli attivisti di “Restiamo umani” contro la chiusura dei porti italiani alle navi con i migranti soccorsi in mare

Svegliarsi all’alba per protestare contro la chiusura dei porti alle navi che traghettano gli immigrati dalla Libia all’Italia.

Il blitz mattutino al ministero dei Trasporti porta la firma, fiera, degli attivisti della rete #RestiamoUmani. Si sono incatenati, con tanto di salvagenti e cartelloni, per criticare “le politiche dell’attuale governo che, con la connivenza dell’Ue, stanno causando l’aumento esponenziale del numero di persone che muoiono in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee”. Un inno all’immigrazione.

La pagliacciata buonista ha un titolo esaustivo: “Naufragi di Stato”. Uno slogan che sembra accusare Salvini e colleghi di portare sulla coscienza il peso degli immigrati affogati in questi giorni. Eppure basterebbe ragionare con buonsenso per capire che se qualcuno non vedrà il Paradiso, questi saranno gli scafisti che caricano i disperati sulle carrette del mare e non chi cerca di bloccare il traffico di carne umana. Ma tant’è. Per gli attivisti “il Mediterraneo è ogni giorno di più teatro di stragi, con centinaia di persone annegate”. Vero. Ma siam sicuri che la colpa sia del leghista che chiude i porti?

Già, perché a dire il vero gli immigrati annegavano anche quando a pattugliare il mare nostrum veleggiavano decine di navi umanitarie. Lo dicono i dati. Ma per gli attivisti “lo Stato italiano e l’Unione europea” sono “responsabili di queste morti, che si possono evitare con la presenza di assetti preposti al soccorso”. La colpa della “istituzionalizzazione dell’omissione di soccorso e del reato di solidarietà” i manifestanti la danno alle scelte del ministro Minniti, agli accordi con la Libia per il “contenimento della migrazione e sull’esternalizzazione delle frontiere” e all'”attacco politico e mediatico alle Ong che prestano soccorso in mare”. La rete #restiamoumani rigetta, infine, la pratica di lasciare i clandestini nelle mani della Guardia costiera libica, un “respingimento per procura” che – dicono – “supporta un ciclo di abusi per cui le persone intercettate in mare, una volta rimandate sulle coste libiche, sono soggette a un regime di detenzione arbitraria e illimitata e condotte in centri di detenzione governativi, quando non vendute a gruppi criminali”.

Non poteva mancare, ovviamente, un riferimento a Salvini che continua “nel solco di una linea già ben tracciata dai governi precedenti” per una “stretta sempre più forte al margine d’azione delle navi civili in mare che soccorrono, testimoniano e denunciano”. Loro ne fanno una colpa, il ministro (credo) un vanto.

via Il Giornale