LONDRA, IMMIGRAZIONE FUORI CONTROLLO: MIGLIAIA DI NAZIONALISTI IN PIAZZA

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Che fosse un appuntamento piuttosto caldo quello di sabato a Whitehall, di fronte alla casa del primo ministro a Downing street, a pochi passi dal Parlamento, si sapeva. Mettici pure che dietro l’angolo, nei pressi di Buckingham Palace e sul Mall si svolgevano i tradizionali festeggiamenti per il genetliaco della Regina Elisabetta (Trooping the Colours) e pure che iniziavano ufficialmente le celebrazioni del Gay Pride che a Londra durano quasi un mese.

Era stata indetta una manifestazione per protestare contro l’arresto di Tommy Robinson, nome d’arte di Stephen Christopher Yaxley-Lennon, fondatore della English Defense League, un gruppo di nazionalisti inglesi nato in opposizione alla cosiddetta islamizzazione della società britannica, con le sue derive integraliste e il conseguente pericolo di tensioni sociali sempre più esacerbate e la minaccia terroristica che purtroppo la cronaca ha dimostrato di essere concreta e reale vista l’ondata di attentati e morti degli ultimi tempi. Tommy Robinson lasciò l’EDL nel 2013, dicendo che era preoccupato per la “deriva estremista” che stava prendendo l’organizzazione. Da allora si è reinventato cronista di strada producendo una serie di reportage sui danni dell’immigrazione incontrollata, sui crimini commessi dai rappresentanti di comunità islamiche, sulla violenza e la discriminazione che  gli inglesi e gli europei in genere devono subire grazie alle dissennate politiche dei governi nazionali e delle istituzioni europee (non più tardi del marzo scorso l’abbiamo visto in azione anche a Roma, all’Esquilino, dove, disturbato durante le riprese da una delle tante “risorse” che bivaccano in zona Stazione Termini, e che l’aveva ripetutamente minacciato di morte, l’ha stesa con un cazzotto in diretta).

Molto seguiti sui social media, vittima di censure varie da parte dei social più popolari, ha sempre dato un taglio provocatore ed aggressivo alle sue inchieste. L’arresto è stato motivato dal fatto che per la seconda volta (la prima era stato formalmente avvisato che alla prossima sarebbe stato arrestato ed incriminato) era fuori dal tribunale di Leeds dove si sta tenendo il processo contro una delle più efferate “grooming gangs (gruppi di uomini di origine Asiatica, prevalentemente Pakistani, che sistematicamente si dedicavano a rapire, drogare, violentare, ridurre in stato di schiavitù per poi spesso indurle alla prostituzione ragazze bianche. Spesso minorenni o provenienti da situazioni socio-familiari difficili). Secondo le autorità la mera presenza di Tommy Robinson con un microfono fuori dal tribunale costituiva il reato di Contempt of Court, cioè non permetteva il sereno svolgimento del processo. Nello spazio di 3 ore è stato arrestato, incriminato, processato e condannato. 13 mesi di prigione. E da queste parti le sentenze si scontano.

Al di là del personaggio, che può piacere o meno per i suoi modi o le sue idee, il suo arresto, così come il respingimento alla frontiera britannica di rappresentanti del movimento identitario, giornalisti e bloggers ( Martin Sellner, Austria, l’ungherese Abel Bodi, l’americana Brittany Pettibone e la canadese Lauren Southern, solo negli ultimi mesi. Anche il nostro Fabrizio Vincenti, ospitato a Londra per la presentazione del suo libro “Qui Ezra Pound”, un paio di settimane fa ha avuto il dubbio piacere di subire un interrogatorio di due ore da parte della polizia di frontiera), sono un segnale inquietante, soprattutto per la società britannica dove la libertà personale e di espressione è tenuta tradizionalmente in gran conto.

L’impressione è che il clima si stia esacerbando, che le autorità manifestino un nervosismo che non le porta a gestire al meglio le emergenze ed i conflitti. Saranno forse le incertezze della Brexit, la radicalizzazione strisciante, le tensioni tra le variegate comunità che non sono proprio a livelli idilliaci e Londra che è sempre più insicura e violenta (è di ieri il 74esimo omicidio per strada dall’inizio dell’anno), con il suo primo sindaco di origine non europea e proveniente dalla comunità pakistana sempre più nel pallone, che ogni giorno manifesta non solo nel campo della sicurezza tutti i suoi limiti e le imbarazzanti incompetenze.

E appunto in questo clima che la manifestazione alla quale hanno aderito varie sigle ed organizzazioni, è stata convocata per domandare la liberazione di Tommy Robinson e riaffermare il sacrosanto diritto di esprimere le proprie idee. Alcune migliaia i presenti che hanno scandito soprattutto slogan domandando la libertà di Robinson, mentre sul palco si sono alternati vari oratori. I più importanti dal punto di vista istituzionale e rappresentativo erano senz’altro il nuovo leader dell’UKIP e parlamentare europeo Gerard Batten, da pochi mesi alla guida del partito euroscettico che ha avuto un ruolo determinante nel refendum anti-Ue. E’ succeduto a Henry Bolton, prendendo in mano un partito scosso da rivalità interne e con problemi economici. Pare sia riuscito a risanare i conti e a dare nuova linfa al partito, con anche una recente considerevole impennata nelle iscrizioni. La star internazionale era Geert Wilders, olandese del PVV (Partij voor de Vrijheid), secondo partito del suo Paese con il 13.6 % e 20 seggi (+5 rispetto alle elezioni precedenti) in parlamento. Da segnalare che anche a Wilders nel 2009 era stato negato l’ingresso nel Regno Unito, proprio mentre si recava ad un evento organizzato dall’EDL.

Dall’inizio della manifestazione è stato chiaro che il tema principale era la persona di Tommy Robinson più che la libertà di espressione in senso lato o i diritti e la sicurezza dei cittadini Britannici. Una serie di interventi agiografici, quasi si stesse assistendo alla consacrazione di un futuro leader politico, la cui investitura procede anche dalla sua ingiusta carcerazione (che lui indubbiamente sapeva sarebbe occorsa). C’è addirittura chi si è detto sicuro che nel futuro Theresa May, Tony Blair e altri saranno dimenticati mentre sicuramente Tommy avrà una statua ed un posto nella storia.

La cronaca del fine manifestazione è noto: nonostante gli appelli a defluire ordinatamente e gli sperticati ringraziamenti alle forze dell’ordine (che a margine avevano però provato a diffondere la notizia che la manifestazione era stata annullata, con veri e propri annunci pubblici nelle principali stazioni di Londra), ci son stati scontri diffusi. In un paio di occasioni la polizia è stata caricata e dispersa, un gruppo ha addirittura assaltato un bus turistico a due piani. Qualche ferito tra le forze dell’ordine e solo 5 fermi per ora ma la Metropolitan Police ha già detto che procederà ad altri arresti dopo aver visionato i numerosi filmati.

Non sappiamo quanto questa iniziativa abbia contribuito alla causa della libertà di espressione e alla possibilità che Tommy Robinson venga rimesso in libertà. Sicuramente sappiamo, anzi constatiamo che il disordine e la tensione stanno crescendo. Anche in Inghilterra.

Davide Olla

L’articolo Londra, immigrazione fuori controllo: migliaia di nazionalisti in piazza proviene da Il Primato Nazionale.