L’ORRORE SENZA FINE DELL’ISIS: SCOPERTE 200 FOSSE COMUNI IN IRAQ

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A picture shows on April 23, 2018 Syrians recovering bodies that have been found in a mass grave in the former Islamic State group stronghold of Raqa in Syria. Nearly 50 bodies had already been recovered from the mass grave, which could contain up to 200 bodies, including those of jihadists and civilians, Abdallah al-Eriane, a senior official with Raqa Civil Council now running the city, said. The mass grave was located under a football pitch, close to a hospital where the jihadists had dug in before being chased out of the city. / AFP PHOTO / Delil souleiman

L’Isis è andato via da queste regioni, il califfato non c’è più e solo qualche cellula isolata ancora mette grattacapi alla sicurezza irachena. Ma il lascito delle bandiere nere appare straziante ed inquietante. Più passa il tempo, più passano i mesi da quel periodo nero vissuto dal nord dell’Iraq e non solo, più vengono alla luce scempi ed abusi perpetuati dai jihadisti seguaci di Al Baghdadi. Ne danno testimonianza le tante fosse comuni ritrovate nelle province di Ninive, Kirkuk e Salaheddin, lì dove il califfato tra il 2014 ed il 2017 piazza le proprie bandiere. Il terrore, già ampiamente documentato negli anni scorsi, assume proporzioni sempre più ampie mano a mano che aumentano inchieste e ritrovamenti.

Più di duecento fosse comuni ritrovate in Iraq

Da quando il governo di Baghdad ha ripreso il controllo di queste province irachene, le Nazioni Unite hanno avviato una missione volta a rintracciare i crimini compiuti dall’Isis ed a ristabilire alcune delle purtroppo più macabre verità di quel periodo. Ciò che colpisce maggiormente è il numero delle fosse comuni. Si parla, leggendo il rapporto Onu, di almeno 202 fosse comuni rintracciate tra Mosul e Kirkuk. Tre le province interessate da questi terribili ritrovamenti: come detto, si tratta di Ninive, Kirkuk e Salaheddin. Manca all’appello la provincia di Al Anbar, quella a maggioranza sunnita dell’Iraq dove tra Falluja e Ramadi l’Isis ha piazzato alcune delle sue più importanti capitali. Ma anche nelle province già esaminate le fosse comuni potrebbero essere ancora di più. Come dichiarato dai responsabili della missione Onu, per adesso soltanto in 28 delle 202 fosse comuni scoperte è possibile operare. I luoghi del terrore sono talmente tanti che lo stesso personale delle Nazioni Unite non basta per poter esaminare tutto quanto scoperto.

Nelle 28 fosse comuni dove è iniziata la tragica conta dei morti, si parla di almeno 1.258 corpi riesumati. Donne, bambini, semplici innocenti: l’Isis non ha guardato in faccia nessuno. Ad essere uccisi sono appartenenti a minoranze: curditurcomanni e yazidi sono le popolazioni più colpita dalla ferocia dello Stato Islamico. Ma i miliziani in quegli anni uccidono anche sunniti che non vogliono piegarsi all’ideologia estremista propagandata da Al Baghdadi. L’obiettivo dell’Isis in queste province è di fatto quello di una vera e propria pulizia etnica, massacrando o facendo fuggire tutti coloro che appartengono alle minoranze. Interi villaggi, in quei tre anni terribili, vengono saccheggiati e depredati. In seguito, parte della popolazione viene condotta nel deserto e giustiziata senza pietà. “Un’inaudita testimonianza di crudeltà – afferma Jan Kubis, responsabile della missione Onu in Iraq – Le fosse comuni rappresentano il disprezzo per la vita umana da parte dell’Isis”. Adesso l’obiettivo è dare degna sepoltura a chi non c’è più. Ma, si spera, dalle fosse comuni potrebbero emergere anche elementi in grado di poter avviare processi ai responsabili. Si stima che, in tutto l’Iraq, sepolti nelle fosse comuni potrebbero esserci tra 6.000 e 12.000 persone.

La presenza dell’Isis in Iraq

È il 30 giugno 2014 quando, da Mosul, Al Baghdadi proclama la nascita del califfato e quindi dello Stato Islamico. In quel momento i suoi uomini controllano un terzo dell’Iraq e si espandono anche in Siria. Dalla periferia di Aleppo fino a 150 km da Baghdad le bandiere nere dell’Isis generano terrore in Mesopotamia. La caduta di Mosul, terza città irachena, è una mazzata terribile per l’intero Iraq. A quel punto i terroristi sembrano imbattibili e la paura dilaga anche nelle regioni curde. Già nei primi mesi del califfato diviene nota la crudeltà non solo verso i soldati iracheni catturati, ma anche verso la popolazione civile. Un orrore diffuso tramite i video di torture ed abusi propagandati sul web e sui canali della galassia jihadista.

L’orrore per l’Iraq dura ben tre anni. I raid della coalizione a guida Usa, poi l’azione di terra degli iracheni e delle milizie paramilitari sciite, assieme al ruolo svolto dai peshmerga curdi ai confini (ed anche oltre) della regione autonoma, generano un lento ma costante sgretolamento del califfato in Iraq. Le più importanti città vengono riprese: Mosul nel luglio 2017 è l’ultima ad essere strappata dalle grinfie del califfato. L’orrore finisce, ma le inchieste sono soltanto all’inizio. Quel che preoccupa è che, a distanza di più di un anno, ancora all’inizio purtroppo appare anche la ricostruzione delle zone martoriate dal conflitto ed il ripristino di anche una minima forma di normalità.

L’articolo L’orrore senza fine dell’Isis:
scoperte 200 fosse comuni in Iraq
 proviene da Gli occhi della guerra.