MARINE LE PEN: “È L’INIZIO DELLA FINE PER L’UNIONE ORA SI TORNI AI CONFINI NAZIONALI”

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Marine Le Pen, è la fine dell’Europa o l’inizio di una nuova Europa?

«È la fine dell’Unione europea. Ed è la liberazione dell’Europa.

Perché la realtà è che l’Europa è nelle grinfie di una struttura sovranazionale carceraria e tecnocratica, che è andata avanti senza, e anche contro, la volontà dei popoli».

La crisi in Germania sembra, per ora, risolta. Angela Merkel resisterà?

«L’indebolimento della Merkel è inesorabile. Il vincitore è l’AfD, che ha smosso la Csu sulla questione migratoria, esercitando una forte pressione elettorale. I partiti anti-immigrazione ottengono risultati anche se non sono al potere».

L’accordo in Germania rischia di far crollare Schengen?

«È l’inizio della fine di Schengen. La Ue è impotente di fronte all’ondata migratoria. E il ritorno delle frontiere nazionali è la sola strada per fermarla».

Schengen è anche la più grande conquista della Ue.

«Nulla vieta accordi bilaterali fra Paesi confinanti per ragioni di protezione e sicurezza. È questo il futuro».

Kurz alla testa dell’Ue cambierà qualcosa?

«Lo spero, spero che faccia parte di quei dirigenti che non hanno il complesso di difendere i propri Paesi contro l’immigrazione clandestina che minaccia la nostra identità, le nostre finanze pubbliche, il nostro patto sociale. Spero applichi il programma per cui è stato eletto».

Questo non rende Macron ancora più forte? Ora è il leader più potente.

«Macron e Merkel danzano da soli in pista. La somma di due debolezze non ha mai fatto una forza».

Qual è il ruolo dell’Italia? Roma ha accelerato la crisi della Ue?

«L’Italia sta giocando un ruolo essenziale, rivelatore della debolezza dei governanti a favore dell’accoglienza dei migranti, ma meglio se a casa degli altri».

Il vostro partito, il Rassemblement National, è alleato con l’Fpö in Austria, il Pvv di Wilders in Olanda, lei e Matteo Salvini siete amici. State preparando la Lega delle Leghe?

«La storia ci tende la mano e sarebbe un peccato se i movimenti che condividono l’aspirazione di liberare l’Europa dalla Ue non si unissero per rappresentare un fronte unito, contro i mondialisti al potere il cui bilancio è disastroso».

Chi potrebbe essere il leader della Lega delle Leghe? Chi è il più forte?

«Ognuno nel proprio Paese rappresenta un’alternativa a un modello che ha fatto soffrire i nostri popoli, che è all’origine della deindustrializzazione e della povertà. Insieme dobbiamo combattere per liberare l’Europa. Il più forte è il più utile, chi è al potere e applica le nostre idee. Non ci sarà una battaglia per un capo, questa la lasciamo ai mondialisti. Ogni popolo che vince su sicurezza e libertà fa vincere tutti i popoli».

Ma ad avere la meglio in Francia è stato il progetto europeo. Le cose cambiano alla prova delle urne?

«Il nostro pensiero è stato deformato. Ci hanno presentato come oppositori all’Europa, noi ci opponiamo alla Ue. Non è la stessa cosa. Serve un’Europa della concertazione volontaria».

I numeri sono molto calati. L’immigrazione è ancora un’emergenza?

«Milioni di africani sognano di installarsi in Europa e il comportamento della Ue li incita a farlo. Abbiamo abbastanza lavoro, alloggi, fondi pubblici e un sistema scolastico per ospitarli? Certo che no. Ci dicono che l’immigrazione è una fatalità. Mi chiedo perché questa fatalità non riguardi il Giappone oppure l’Australia, che ha fermato i clandestini».

Come vi preparate alle Europee?

«Il nostro obiettivo è creare una maggioranza all’Europarlamento, oggi totalmente asservito alla Commissione. Sarebbe una vera rivoluzione democratica. Con Austria, Danimarca, Svezia, Germania, Italia e il gruppo Visegrad, potremmo costruire un gruppo maggioritario per evitare la fuga in avanti della Ue».

Ma niente più battaglia anti-euro?

«È una moneta pessima per cui Italia e Francia hanno sofferto tanto. Ma i francesi ci hanno chiesto tempo e glielo abbiamo dato. Ora la priorità è Schengen. Capitolo per capitolo, affronteremo anche gli accordi di libero scambio».

Intanto gli Usa ci fanno la guerra commerciale. Trump è un nemico?

«È un sintomo rivelatore. Il mondo sta voltando le spalle alla globalizzazione selvaggia. Tutte le grandi nazioni si ribellano alla libera circolazione anarchica delle migrazioni, al libero scambio totale. Tornano a un protezionismo ragionato. Possiamo disperarci oppure organizzarci per proteggere le nostre economie».

Lei si è appena riconciliata con suo padre. Ma le divergenze politiche restano. Quali?

«Lui ha 90 anni e la figlia che io sono è felice di vederlo riavvicinarsi a tutta la sua famiglia. Le divergenze politiche ci sono e perdurano: lui vede il nostro come un partito di contestazione, io di governo».

Fonte: qui