PAOLO BECCHI – LA CARTA DISPERATA DEI PROGRESSISTI: FARE DEL LEADER LEGHISTA UN «MOSTRO»

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di Paolo Becchi su Libero, 27/07/2018


In questi giorni, le prime pagine dei giornaloni riportano gli appelli di Saviano e i social ne diffondono il contenuto. L’intellettuale «onesto» e «impegnato» invita scrittori, attori, medici, professori, nani e ballerine (mai però anche operai e disoccupati) a «rompere il silenzio» contro le «menzogne» del governo e di Salvini, il nuovo «ministro della malavita».

Per la verità, non si capisce di quale «silenzio» si parli, visto che non passa giorno senza che non circolino nelle mailing-list delle Università italiane raccolte di firme per chiedere le dimissioni di Salvini, o senza che la Cei, qualche cardinale o prete in cerca di notorietà non pontifichi contro il ministro, persino quando questi si schiera a favore del crocefisso negli uffici pubblici. Basta vedere l’ultima copertina di Famiglia Cristiana: «Vade Retro Salvini», con Salvini nella figura del demonio e come se tutto ciò non fosse che una banale applicazione del Vangelo. L’unico silenzio che non sentiamo è proprio quello che Saviano pretende di denunciare.

In compenso, stiamo assistendo alla metodica costruzione di un «mostro politico». Salvini sta diventando, giorno dopo giorno, una figura disumana, dai tratti deformi e deformati: l’aria «bonaria», «popolare» del leader in camicia verde, diretto e pronto alla battuta come era quella del suo predecessore Bossi, è stata sostituita dalla costruzione di uno spietato xenofobo, omofobo, razzista. Un mostro «morale» – perché non condivide i valori dei perbenisti e degli intellettuali radical chic -, un mostro «criminale» – perché dotato di una personalità deviante e paranoica -, un mostro «politico» – perché pronto a scatenare la più atroce violenza incontrollata contro migranti e minoranze etniche. Più che un fascista, dunque, una vera e propria figura mostruosa, e come tale un deviato, un criminale, che è inaudito possa essere Ministro degli Interni.

PEGGIO DEI «FASCISTI»

Più che un «fascista», si è detto, perché i «fascisti» – siano essi «lupi solitari» o gruppi extraparlamentari come CasaPound, Forza Nuova, etc. – sono per definizione «fuori», all’esterno del sistema, e come tali, in fondo, innocui: non hanno mai superato il limite – il limite di cui Saviano sembra essere l’unico giudice -, perché sono per definizione al di fuori dello spazio che può essere trasgredito.

Salvini è invece «mostruoso», per gente come Saviano, proprio perché egli rappresenta la trasgressione, dall’interno, di quel limite – morale, politico, ideologico – che lo scrittore ritiene di aver tracciato, una volta per tutte, per tutti noi. È inutile replicare a Saviano che Salvini non sta facendo nulla di incostituzionale, di illegale o anche soltanto di diverso rispetto a quanto aveva promesso in campagna elettorale. Inutile spiegargli che la sua personale concezione di ciò che ritiene «normale», moralmente lecito, politicamente «corretto» non è quella di tutti gli italiani. Saviano in fondo è l’ennesima vittima del vecchio moralismo di sinistra: confonde la politica con la morale, e ritiene che essere di «sinistra» significhi essere «moralmente» il migliore, l’onesto, il «buono». Quelli a «destra» non hanno semplicemente diverse e altre idee politiche, ma è gente con i «valori» sbagliati, da condannare moralmente ancor prima che politicamente. Ma, con Salvini, non basta tacciarlo di «fascismo».

LA LEZIONE DI FOUCAULT

Bisogna farne un mostro, perché la «mostruosità» è controllabile: se si riesce a convincere le persone che Salvini sta trasgredendo i limiti che finora avevano caratterizzato la politica italiana, ne deriverà la legittimazione di quei limiti stessi. Foucault lo ha spiegato benissimo, a proposito della costruzione del «mostruoso»: grazie all’esistenza del “mostro”, di qualcuno che trasgredisce i limiti, il sistema si ricostituisce, dimostrando l’esistenza di quei limiti (per essere trasgrediti essi devono essere accettati come tali). È chiaro che questi «limiti», in realtà, esistano solo nella testa di Saviano e del vecchio establishment. Per questo, per loro, è necessario far apparire Salvini come un mostro, un mostro che viene così pensato all’interno del sistema, per poterlo porre al di fuori. Ma, in verità, Salvini non è affatto all’interno di quel sistema di potere, di interessi, di ideologie che ha dominato la politica e la cultura italiana negli ultimi anni.

Volete che sia «mostruoso»? Che lo sia, allora, ma come «resistenza», come qualcosa che non può essere riassorbito all’interno di quel sistema. Se Saviano e i suoi follower vogliono essere terrorizzati dal mostro, che lo siano pure. L’importante è che gli italiani capiscano che i mostri esistono sì, ma solo nelle storie per bambini.