POI SCOPRI CHE LA MISSIONE SOPHIA AIUTA “INCONSAPEVOLEMTE” I TRAFFICANTI; GLI AEREI SEGNALANO I BARCONI ALLE ONG

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Sembra un controsenso, ma se da una parte l’operazione Sophia vede, grazie a un progetto di Europol, l’incremento dei controlli a bordo delle sue navi per il contrasto al terrorismo e al crimine internazionale, dall’altro aiuta, inconsapevolmente, i trafficanti di esseri umani.

Nei giorni scorsi è stata attivata la Crime Information Cell, una realtà che, in via sperimentale, per i prossimi sei mesi si occuperà, all’interno della task force di Eunavfor Med operazione Sophia, di facilitare la raccolta e la trasmissione di informazioni sul traffico e la tratta di esseri umani, sull’attuazione dell’embargo sancito dall’Onu sulle armi da e per la Libia, sul traffico illegale di petrolio dalla Libia e su tutte la altre attività criminali che si svolgono nel Mediterraneo. Un lavoro di intelligence, a cui partecipa anche Frontex, che servirà ad acquisire informazioni sul traffico di migranti e sul terrorismo internazionale. A bordo dei barconi, infatti, è possibile si nascondano ex militanti Isis pronti a tornare in Europa. Anche l’Italia partecipa al progetto e nei giorni scorsi un team di cinque specialisti appartenenti alle Agenzie europee Europol, Frontex ed Eunavfor Med, dal porto di Augusta si è imbarcato sulla nave San Giusto, sede del comando della task force dedicata.

Tutte le informazioni recuperate saranno utili a prevenire rischi per i Paesi che partecipano all’operazione e serviranno a Frontex per rafforzare il controllo delle frontiere esterne. I dati di Europol saranno a disposizione degli investigatori internazionali per le indagini fondamentali per il contrasto al crimine. Una faccia della medaglia che, però, va a cozzare con un aspetto che finora non era stato preso in considerazione.

La missione Sophia aiuta, infatti, indirettamente le navi delle Ong segnalando i gommoni dei migranti con i suoi assetti aerei. Nei primi quattro mesi di quest’anno i velivoli europei, compreso un elicottero italiano, hanno individuato una decina di volte i gommoni partiti dalla Libia. Poi i migranti sono stati recuperati dalle navi delle Ong appostate in zona. I dati ufficiali per gli avvistamenti in volo in possesso de il Giornale sono disponibili fino ad aprile. E dall’inizio dell’anno fino a giugno compreso la flotta europea ha soccorso direttamente e sbarcato in Italia 2.243 profughi o clandestini (oltre 44mila dal 2015). Solo le Ong hanno fatto meglio anche grazie ai velivoli dell’operazione Sophia. I sei aerei ed elicotteri hanno segnalato un migliaio di migranti in mare fino ad aprile.

Il pilota segnala le coordinate del gommone al comando dell’ammiraglio italiano Enrico Credendino a bordo di nave San Giusto. La posizione viene passata al Centro di soccorso della Guardia costiera a Roma (Imrcc), che attiva le navi in zona, quasi sempre delle Ong. Il 18 aprile 223 migranti sono stati recuperati a 12 miglia dalla Libia dalla nave umanitaria Aquarius e poi sbarcati a Trapani. La segnalazione di un «velivolo Eunavfor Med» è avvenuta prima, quasi sicuramente quando i gommoni erano all’interno delle acque territoriale libiche.

Nell’incidente con la Guardia costiera di Tripoli dello scorso marzo, la nave Open arms, poi sequestrata per qualche settimana dalla magistratura di Catania, ha raccolto 101 migranti. Solo due, per motivi di salute, sono stati sbarcati a Malta. Tutti gli altri hanno proseguito per Pozzallo. La segnalazione è stata lanciata da un elicottero italiano di operazione Sophia. Episodi simili sono capitati anche in gennaio. Ed il 18 aprile il solito «velivolo Eunavfor Med» ha segnalato un gommone con 154 migranti soccorso dai talebani dell’accoglienza di Sea Watch 3. «Successivamente i migranti – si legge nel rapporto – vengono trasbordati su nave militare Santa Maria» dell’operazione Sophia e sbarcati nel porto di Augusta.

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