QUELL’ESERCITO DEI 2MILA STRANIERI CHE L’ONU HA RIFILATO ALL’ITALIA, ENTRATI DIRETTAMENTE NEL SISTEMA DI PROTEZIONE…

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Fanno e meno notizia gli immigrati che arrivano in Italia già con i documenti in regola, passando formalmente la dogana con tanto di bollo della polizia di frontiera che li agevola nel transito, senza alcun controllo o di respingimento.

Scendono dai voli cosiddetti umanitari ed entrano legalmente perché accompagnati dai cooperatori dell’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati, l’Unhcr. Arrivano dai campi profughi e dagli accampamenti situati negli agglomerati urbani del Corno d’Africa e da ancora più lontano con l’aiuto di realtà in relazione di cooperazione umanitaria con l’ambasciata eritrea in Italia. Tra il 2015 e il 2017, stando ai dati ufficiali, i cooperanti dell’Onu ne hanno traghettati in Italia 2.394. Non proprio una goccia nel mare.

Di questi 398 sono arrivati dall’Afghanistan, 150 dall’Iraq, 126 dall’Iran, 528 dal Pakistan, 879 dalla Nigeria e addirittura 20 dall’Albania oltre a 293 eritrei direttamente dalla Libia. La maggior parte di costoro non passa per i centri d’accoglienza straordinari tanto meno nei centri per i richiedenti asilo, ma usufruisce di qualche privilegio in più e va direttamente negli Sprar dove nel frattempo riceve le verifiche sulla propria identità e la conferma sul diritto d’asilo successivo alla protezione internazionale. Il costo per ogni rifugiato o richiedente asilo nello Sprar è stimato attorno ai 1.100 euro al mese.

Quanto al processo di riconoscimento e inserimento il processo cui sono sottoposti non è troppo dissimile a quello dei minori eritrei non accompagnati. Nel 2016 proprio gli eritrei rappresentavano la prima nazionalità tra i minorenni soli giunti in Italia dopo aver attraversato la Libia: circa 3.800 su un totale di oltre 25.800. Se nel 2015 i minori erano solo l’8% tra gli eritrei arrivati in Italia, nel 2016 il rapporto è passato a quasi uno su cinque (il 18%). I mediatori culturali e gli interpreti ingaggiati dalle prefetture li possono individuare più facilmente degli altri perché parlano quasi esclusivamente il tigrino e in rari casi un arabo elementare.

Quanto invece ai costi impegnati per l’accoglienza di costoro la cifra è tutt’altro che di secondo piano. La spesa per un minore non accompagnato è superiore a quello di un adulto: 48 euro ciascuno al giorno. Nel 2016 sono stati spesi per i soli giovani eritrei (ovvero i 3.800 sbarcati) oltre 62,4 milioni di euro; per gli adulti, 4.650 in tutto, ne sono stati spesi altri 59,4 milioni. Nel 2017 anche gli arrivi di eritrei li potremmo considerare in calo: a oggi ne possiamo contare 6.386 di cui 2.651 in attesa di ricevere il titolo di rifugiato. Vale a dire che i costi stimati per l’anno corrente potrebbero stare entro i 93 milioni.

Certo a patto che la migrazione non riprenda a ritmi serrati come negli ultimi due anni. Tuttavia proprio in questi giorni i dati divulgati dal Viminale riportano altri 366 arrivi. Circa 120 in più rispetto allo stesso periodo del 2017. E sono all’opera anche le prefetture che hanno ingaggiato prenderanno servizio a breve altri 250 funzionari per valutare nelle diverse commissioni territoriali la validità delle richieste di asilo e di protezione. Vale a dire che l’accoglienza e la cooperazione non si ferma. Ultima conferma il bando pubblico per selezionare il nuovo direttore dell’Aics (agenzia per la cooperazione in seno alla Farnesina) dopo le dimissioni di Laura Frigenti, l’indomani del voto politico.

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