RICCHI TEDESCHI IN CROCIERA A “SALVARE MIGRANTI” E CONTATTI COI TRAFFICANTI: ECCO L’ONG SEA-EYE

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Che ci fa una cittadina tedesca, che di professione fa la fotografa “servizio sposi, nascite e compleanni” e non reportage dal fronte, sul peschereccio dell’organizzazione umanitaria Sea-Eye davanti alle coste libiche?

Ovviamente una crociera all inclusive all’insegna dell’avventura e dell’adrenalina, forse preferendola a quelle decisamente più ordinarie sulle grandi navi delle rotte turistiche. Al chiaro scopo di spettacolarizzare la miseria dei migranti in balia delle onde e per rimpinguare le casse, l’organizzazione non governativa Sea-Eye organizza discutibili crociere a bordo delle sue navi a cui partecipano annoiati benestanti, spesso âgée, della buona borghesia tedesca.

Alea, la fotografa che lo scorso marzo era a bordo di Sea-Eye, nel suo blog racconta che, al porto di Licata, lei e gli altri croceristi sono stati accolti dall’agente di viaggio Peter, che ha organizzato la crociera. Non sono mancati nemmeno fiori per tutti e flute di vino siciliano. Cocktail di benvenuto a bordo come sulle migliori navi da crociera.

Il Peter citato è Peter Buschheuer, responsabile stampa di Sea-Eye e padre di Michael, fondatore dell’organizzazione tedesca.

La fotografa tedesca continua nella narrazione della crociera davanti alle coste libiche, tra gli ospiti sofferenti di mal di mare, la scarsità di acqua potabile, le difficoltà di avere pasti eccellenti su un vecchio peschereccio e la delusione per la conclusione del viaggio prima della data prevista a causa del maltempo: “Quindi non è stato possibile per l’equipaggio della M1 (la nave di Sea-Eye) effettuare un vero salvataggio in mare nel Mediterraneo, motivo per il quale noi tutti ci siamo imbarcati”. Sea-Eye avrà rimborsato i croceristi per il mancato recupero di migranti? O il salvataggio è un extra?

Le istituzioni europee e italiane sono a conoscenza delle persone non addestrate presenti sulla nave di Sea-Eye, e per questo del livello dilettantistico a bordo che mette in serio pericolo le operazioni di salvataggio dei migranti?

La scarsa professionalità a bordo di Sea-Eye è ulteriormente provata da uno dei comandanti che si sono alternati alla guida del peschereccio dell’organizzazione tedesca: la scorsa estate, Frank Kadow,  sessantanovenne pensionato di Colonia, ha condotto la nave Seefuchs dopo aver ottenuto la patente per le navi da diporto.

Inoltre, ad un giornale locale, Kadow rivela che i trafficanti portano i migranti non lontano dalle coste libiche dove sono presenti le navi delle ONG, e che, dopo il trasbordo, tolgono i motori dai gommoni per riutilizzarli in futuro. Un’affermazione molto precisa di un testimone diretto che dovrebbe finire nei fascicoli di inchiesta dei procuratori siciliani e che potrebbe provare una sorta di collaborazione tra trafficanti e ONG.

Croceristi paganti amanti dell’avventura e comandanti senza esperienza pro bono, ecco la crew di Sea-Eye.

Spesso ci si chiede chi finanzi le ONG che intraprendono le costosissime operazioni di SAR davanti alle coste libiche perché solo una piccola percentuale di organizzazioni pubblicano i bilanci. Un’anomalia molto curiosa soprattutto per le no profit tedesche che si giustificano con il mantra delle donazioni private.

Sea-Eye non fa eccezione e ha preferito non rispondere alle nostre richieste in merito.

Sul sito dell’organizzazione, troviamo però il calendario degli eventi che hanno proceduto la missione del 2018: principalmente gli incontri di crowfunding si sono tenuti presso chiese evangeliche e mennonite in Germania e Svizzera. Quale miglior palcoscenico per presentare le emozionanti diapositive (con i bambini in primo piano come è consuetudine) scattate nelle scorse missioni, e quale miglior pubblico pronto ad aprire il portafoglio?

Video promozionale trasmesso alle conferenze tenute anche nelle chiese da Sea-Eye

Questo però non sembrerebbe bastare ad una missione che può richiedere fino a 5 mila euro al giorno.

Torniamo al 2017: Sea-Eye fu tra le prima firmatarie del Codice di Condotta delle ONG del Ministro Minniti, ma sospese improvvisamente le attività di ricerca e salvataggio in mare. Solo il 9 settembre, dopo quasi un mese, l’organizzazione riprenderà le operazioni davanti alle coste libiche con un comunicato stampa del fondatore Michael Buschheuer che recitava: “L’accordo tra le nazioni europee e la Guardia Costiera libica é da irresponsabili. Stanno permettendo il proseguimento di una situazione che viola le leggi internazionali. Dobbiamo ritornare nell’area e salvare chiunque ne abbia bisogno, lo dobbiamo a tutte le persone in pericolo”.

E non è la prima volta che Sea-Eye non rispetta la sovranità degli stati in nome di una presunta e autoproclamata santità umanitaria: anche in Commissione Difesa del Senato italiano, le audizioni dei responsabili dell’organizzazione sono arrivate solo il 10 maggio scorso dopo numerose richieste delle istituzioni del nostro Paese.

Ci chiediamo: perché una piena collaborazione delle organizzazioni straniere con le autorità italiane non è cosa dovuta visto che i migranti, che loro salvano dal mare, vengono portati nei nostri porti e, una volta sbarcati, vengono aiutati grazie alla generosità dei contribuenti italiani?

La condotta fumosa dell’attività di Sea-Eye è testimoniata anche da un’altra circostanza risalente al 2016. All’inizio del mese di settembre, un equipaggio di Sea-Eye fu arrestato dalla Guardia Costiera Libica perché trovato in acque territoriali nazionali. L’accusa fu poi ovviamente smentita dall’equipaggio, che venne rilasciato grazie all’intervento dell’ambasciatore tedesco in Libia.

Torniamo alla cronaca attuale. Poco prima della nuova missione nel Mediterraneo che è partita negli scorsi giorni, il fondatore Michael Buschheuer si è dimesso da direttore responsabile di Sea-Eye: “Rimango completamente comunque presente, e continuerò a contribuire finanziariamente e come figura rappresentativa”.

La direzione passa a Tylmann Mischkowsky, Chris Orlamünder, Jan Ribbeck e Gorden Isler, agente finanziario che ha “contribuito in modo decisivo a finanziare la seconda nave dell’organizzazione”. In che modo e termini, Isler ha trovato gli ingenti fondi per acquistare una secondo nave rimane un mistero. Ci sarà qualche finanziatore discutibile che Sea-Eye preferisce tenere nascosto?

Chiudiamo l’articolo con alcune immagini risalenti all’estate scorsa che proverebbero almeno un contatto diretto tra l’organizzazione tedesca Sea-Eye e i trafficanti di esseri umani. Ovviamente non possono mancare neanche le immagini che evidenziano una sorta di collaborazione dei tedeschi con la milizia Al-Bija, facilitatrice degli scafisti nella tratta di esseri umani. Una vera consuetudine per le ONG che nel 2017 operavano davanti alle coste libiche, l’indagata Proactiva Open Arms inclusa.

Come si può facilmente vedere, tutti i migranti indossano i giubbotti di salvataggio e sono a bordo di una imbarcazione in grado di navigare (quindi nessuna situazione di emergenza) con il motore ancora in posizione. La nave dei trafficanti si trova nelle immediate vicinanze della “squadra di soccorso” di Sea-Eye che sta iniziando le operazione di trasbordo. Al termine del trasferimento, l’imbarcazione viene rimorchiata dagli scafisti per essere riutilizzata nel successivo trasporto umano.

L’allora capitano della nave di Sea-Eye, Claus-Peter Reisch, ha affermato alla TV BR MediaThek che la sua organizzazione non ha mai avuto nessun contatto con la Guardia Costiera Libica.

Con loro non sappiamo, ma con la milizia Al-Bija e con i trafficanti pare paradossalmente proprio di sì. Sempre tutto “restando umani”.

Francesca Totolo – Il Primato Nazionale