SAVIANO, ARMATEVI E PARTITE. «IO SULLE BARCHE DEI MIGRANTI? NO, NON È COMPITO MIO»

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L’idea l’aveva lanciata uno scrittore di sinistra sempre in prima fila nelle battaglie ideologiche contro Salvini e la destra, Sandro Veronesi, che al grido di maglietta rossa, come tanti altri intellettuali col rolex al polso, aveva proposto di salire a bordo delle navi onlus che recuperano i migranti, in segno di solidarietà. Ma a quanto pare, dalle chiacchiere ai fatti, i suoi colleghi intellettuali di sinistra non passeranno. A cominciare da Roberto Saviano, che in una lettera a Repubblica risponde picche aVeronesi. Con motivazioni abbastanza risibili. “La vera rivoluzione oggi è essere moltiplicatore di empatia, qualunque sia il tuo ambito perché nel piccolo spazio di terra che ciascuno di noi occupa può fare tantissimo”.

Dunque, non si salpa con i migranti: perché? «Dobbiamo chiamare a una insurrezione civile e democratica contro questa barbarie fondata sulla menzogna sistematica, ma non esiste un gesto unico. Ciascuno di noi, facendo il proprio lavoro con onestà, vivendo e trattando il prossimo con onestà, avrà fatto la sua parte. Qualche mese fa Diego Bianchi è stato sull’Aquarius restituendoci un servizio che vale la pena vedere per capire la “normalità” del lavoro delle Ong. Ieri Repubblica ha raccontato la frustrazione dei volontari, ora fermi a Marsiglia. Mi piace il tuo invito a portare corpi resi riconoscibili dalla fama sulle imbarcazioni che salvano vite umane, ma mi tradiscono le mie origini. Sono nato a Napoli e cresciuto in una terra che un tempo era chiamata Terra di lavoro. Una definizione che mi ha sempre inorgoglito, che mi ha fatto sentire fiero di essere cresciuto a Caserta. Il lavoro è quello dei cooperanti sulle navi nel Mediterraneo, il lavoro è il nostro che ne scriviamo, il lavoro è del giornalista che informa in maniera corretta…».Per la serie, vai avanti tu che a me mi vien da scrivere….

via Secolo d’Italia