SCHIAFFONI ALLA FIGLIA DI UN ANNO: AFGANO LA PESTA PERCHÉ È NATA FEMMINA

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©Raffaele Rastelli/Lapresse 30-10-2008 Cremona, Italia Cronaca Monia Mzoughi oggi in tribunale a viso scoperto e nel 2005/6 con in burqa durante il processo del marito imam Mourad Trabelsi Nella Foto:Monia Mzoughi

Orrore in una famiglia di immigrati a Milano. L’afgano pestava moglie e la minacciava: “ti butto giù dal balcone”. Botte anche alla neonata perché non era maschio

Scrive Il Giornale:

Non solo si avventava con ferocia contro la moglie minacciandola e pestandola di continuo, ma quando le è nata la figlia ha iniziato a picchiare anche lei.

Le riempiva di schiaffoni, come ha potuto accertare gli inquirenti, “in quanto di sesso femminile e non maschile come avrebbe voluto”. Violenze indicibili sulla neonata che sono andate avanti, da quando la moglie l’ha portata a casa dall’ospedale a quando l’immigrato è finito in manette. Per tutti questi soprusi il gup di Milano Guido Salvini ha deciso di condannare H. A. A., un trentenne di origine afgana, a tre anni e otto mesi di carcere col rito abbreviato.

Stando al capo d’imputazione, H. A. A. avrebbe sottoposto la moglie, sposata a quindici anni in Afghanistan, e la figlia ad “atti di violenza fisica e psicologica cagionandole un abituale stato di sofferenza”. In particolare, nel marzo scorso, l’immigrato avrebbe adoperato, in più di un’occasione, violenze sulla figlia neonata “prendendola a schiaffi in quanto di sesso femminile e non maschile come il padre avrebbe voluto”. Quando l’afgano si accaniva sulla piccina, minacciava la moglie urlandole contro: “Se chiami la polizia ti ammazzo… ti butto giù dal balcone”. Anche in presenza della figlia minore percuoteva la donna prendendola a calci e a pugni. In alcune occasioni, poi, le urlava contro di “non alzare lo sguardo da terra” e la picchiava usando il cavo del carica batteria del cellulare e la sferzava con la cinghia.

Oltre che dei maltrattamenti, l’imputato, che è stato arrestato il 30 agosto scorso, è stato riconosciuto colpevole anche di sequestro di persona e violenza sessuale. Il primo reato perché, come si legge nel capo d’imputazione, “privava la moglie della libertà personale, chiudendola a chiava dentro l’abitazione e impedendole di uscire”. Il secondo è, invece, relativo a tre episodi di abusi, avvenuti tra il marzo e l’aprile di quest’anno. Tutti reati commessi con l’aggravante di avere commesso il fatto “in danno del coniuge”. Tra i vari atti violenti contestati all’afgano anche l’avere colpito la moglie con un coltello. “Mi andava di farlo…”, si è limitato a dirle dopo averle tagliato la gamba destra. Adesso H. A. A., che era in possesso di regolare permesso di soggiorno, dovrà espiare la pena e, non appena uscirà dal carcere, sarà immediatamente espulso dell’Italia.