SGOMBERATO IL CAMPO ROM DI ROMA

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fotogramma - negrotto - CAMPO NOMADI DI VIA NEGROTTO DOVE RISIEDONO I FAMIGLIARI DEI GIOVANI ROM CHE DOPO UNA RAPINA AD UNA TABACCHERIA A QUARTO OGGIARO, HANNO CAUSATO, FUGGENDO, UN INCIDENTE NEL QUALE E' MORTO UN GIOVANE ITALIANO. (Enrico Brandi / Fotogramma, MILANO - 2011-06-09) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Alla fine sgombero fu. Ieri i pizzardoni del Campidoglio, insieme con gli assistenti sociali, sono arrivati di buon’ora ai cancelli del camping River, a Roma, allontanando dalla struttura i circa 170 ospiti rom del campo.

Per 130 di loro sarebbe già stata trovata una sistemazione. Un atto di forza, pure se non violento, che porta la firma del sindaco Virginia Raggi, ma che suona come una vittoria del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Perché anticipa la scadenza della moratoria concessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che aveva accolto il ricorso di tre ospiti del camping congelando lo sgombero fino a oggi, 27 luglio. L’aver forzato la mano scegliendo di proseguire con lo sgombero è la vittoria della linea dura propugnata dal ministro dell’Interno che anche due giorni fa, nella conferenza stampa congiunta con la prima cittadina di Roma, aveva chiaramente spiegato che la decisione della Corte non avrebbe fermato «il ripristino della legalità». In realtà il Campidoglio ha motivato il provvedimento con l’emergenza sanitaria, già alla base dell’originaria ordinanza sindacale. «Legalità e ordine prima di tutto», riassume Salvini su Twitter, annunciando il via alle operazioni di sgombero, ieri mattina. Subito dopo, però, iniziano le polemiche. «Un precedente unico e gravissimo», tuona il presidente dell’associazione 21 luglio, Carlo Stasolla, che aveva supportato i tre nomadi nel presentare l’esposto a Strasburgo. Anche Matteo Orfini, presidente del Pd, perde un po’ il senso della misura e su Facebook parla di «deportazione», mentre Stefano Fassina di Leu bolla quella del camping River come uno «spot da sceriffi» e i radicali di Roma parlano di «gravissima violazione dei diritti umani».

Nonostante l’onda di indignazione e le critiche, però, Salvini e la Raggi tengono il punto e non mollano di un centimetro, difendendo la decisione presa. Il sindaco pentastellato ribadisce come sia «inaccettabile» continuare «a finanziare luoghi come questi dove si favorisce la ghettizzazione e dove le condizioni di vita non tutelano i diritti di bambini, donne e uomini», spiegando che agli occupanti sono state offerte alternative, e confermando la «terza via» scelta dal Campidoglio, basata secondo la Raggi «su inclusione e rispetto della legalità, tutela dei diritti e rispetto dei doveri».

Anche la denuncia di un paio di ospiti costretti a lasciare il campo, che nelle prime ore parlano di violenze da parte degli uomini della polizia locale, di svenimenti, di maniere forti e addirittura dell’uso di spray al peperoncino contro alcune donne, si rivela poi una bufala. I vigili romani avrebbero infatti filmano tutta l’operazione fin dai primi minuti, per consegnare poi i video alla procura e sgomberare non solo il camping ma anche gli equivoci dal campo.

E a chiudere il cerchio, a fine pomeriggio, arriva l’ok proprio della Corte Europea per i diritti dell’Uomo, che dopo aver stoppato l’ordinanza martedì, cambia posizione e benedice lo sgombero anticipato voluto dalla Raggi.

Il sindaco, di suo, non perde un secondo ad annunciare il placet internazionale ricevuto per l’azione. «La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – scrive la prima cittadina della capitale su Twitter – ci dà ragione. Lo sgombero al #CampingRiver è corretto. La terza via per il superamento dei campi rom è giusta. Fermezza, legalità e tutela dei diritti delle persone».

via Il Giornale