SUI MIGRANTI IL ‘NEMICO NUMERO UNO’ DI SALVINI ORMAI È LA CHIESA

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ROMA – «Avvertiamo in maniera inequivocabile che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’imbarbarimento passa dall’impegno a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata». Lo scrive la presidenza della Conferenza episcopale italiana in una nota sul tema dell’accoglienza dei migranti. «Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture». Per i porporati «è la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace». Ed ecco le parole chiaramente indirizzate a Matteo Salvini: «Come Pastori della Chiesa non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi».

«Non lasciamo che la paura alimenti rabbia e rifiuto»
«Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto» continua la presidenza della Conferenza episcopale italiana nella nota sul tema dell’accoglienza dei migranti. Ed è in questo solco che si leggono le parole del vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziolo, che ha lanciato un appello a tutte le parrocchie all’accoglienza «diffusa» dei migranti e per una nuova campagna di aiuti in Africa. Pizziolo raccomanda «l’accoglienza dignitosa e umanizzante di piccoli nuclei di migranti in appartamenti di proprietà delle parrocchie o in locazione».

«Diamo casa ai migranti»
«Invito ogni cristiano, ogni uomo e donna di buona volontà – scrive il vescovo di Vicenza – a praticare una qualche forma di volontariato, mettendosi a disposizione della Caritas diocesana e parrocchiale, o di altre associazioni, individuando piccole strutture di accoglienza». La scelta ecclesiale di privilegiare la forma dell’accoglienza diffusa, dando ospitalità a 4 persone per appartamento e coinvolgendo i volontari della comunità locale, «si è rivelata positiva su molti piani, sia dell’inclusione abitativa e lavorativa (che ha portato ad effettiva autonomia), sia .della sensibilizzazione delle nostre comunità ecclesiali e civili». Quanto al concetto di «aiutiamoli a casa loro», il vescovo afferma che «non ci si può fermare ai proclami: vogliamo impegnarci, insieme a tante altre organizzazioni, a individuare progetti e iniziative in grado di riscattare le persone dalla miseria, dalle malattie, dalla mancanza di istruzione».

via Diario del Web