VITTORIO FELTRI SU MATTEO SALVINI: INSULTATELO E SFOTTETELO, INTANTO I CONSENSI SALGONO

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Prendere per il sedere Salvini è diventata una consuetudine.

I fighetti di sinistra lo dileggiano e ne prevedono una fine prematura. Salvini è buzzurro, un nazifascista, un uomo crudele che aspira alla distruzione, mediante annegamento nel Mediterraneo, di migliaia di disperati che si avventurano in mare allo scopo di sbarcare in Italia. Le residuali masse di progressisti lo odiano e avrebbero piacere di vederlo linciato, lapidato, morto.

Tra i suoi detrattori spiccano anche i giornalisti specializzati nel perdere i propri lettori: giovanotti pieni di cattiva volontà che non scrivono per informare i lettori bensì per deformare la realtà che, viceversa, nella sua drammaticità, è sotto gli occhi di chiunque ne abbia almeno uno non orbo.

I cittadini sono sfibrati. Dopo anni di chiacchiere in favore di profughi vari, hanno maturato la convinzione che l’unico modo per porre fine all’invasione sia quello di evitare che gli africani salpino e si dirigano verso la nostra patria con l’intenzione di essere accolti dalla banda.

In pratica Matteo interpreta alla perfezione i sentimenti comuni e cerca di soddisfare le aspettative più diffuse. Non è vero che il suo cuore sia di pietra, semplicemente egli ascolta i lamenti della gente e non li sottovaluta, anzi li pone al vertice del suo impegno politico. Andare incontro al sentire delle persone comuni è ciò che dovrebbero fare tutti i rappresentanti delle istituzioni. Invece solamente Salvini si distingue in tal senso ed è per questo che egli è inviso a coloro i quali predicano l’accoglienza tout court quasi fosse un superiore principio morale.

Non è così. Una nazione seria ha l’obbligo di difendere se stessa, i propri confini, le tradizioni, la cultura, il territorio. Riconosciamo: esiste la necessità di essere solidali. Tuttavia la solidarietà è un sentimento privato e non si può imporre per decreto governativo. Una emozione nobile da tradurre in iniziative individuali, non da commutarsi in comandamento da rispettare ad ogni costo, per legge.

Le disposizioni europee sono sacrosante finché sono in vigore, ma si possono disdire se non più adeguate alla situazione attuale. E fa bene Salvini a rovesciare i tavoli delle trattative. Da lui ci aspettiamo rigidità pure in campo economico. L’economia non è uno stato d’animo e merita di essere salvaguardata dalle intemperanze non solo della Ue, ma anche da quelle deliranti di Di Maio e compagnia allo sbando. Intemperanze a causa delle quali si destabilizzano i conti pubblici e si mette a rischio l’equilibrio delle istituzioni. Il resto è demagogia destinata a produrre disorientamento e danni incontenibili.

di Vittorio Feltri – Libero